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La Ballata per Adeline: nati per amare

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Un articolo di Claudio Mochi pubblicato in originale il 17 Novembre 2015 su Radio Bullets.

Conoscete la "Ballata per Adeline"? È un pezzo scritto da un compositore francese per celebrare la nascita di sua figlia. Un tributo all'amore. 

Bruce Perry sostiene che siamo nati per amare. In effetti, alla nascita ciò che può assicurarci la vita è innescare in un adulto la voglia e il desiderio di prendersi cura di noi, di amarci. Veniamo al mondo con un corredo che ci permette di sollecitare negli altri amore e, con lo sviluppo, anche di esprimere per altre persone sentimenti forti e positivi. Con alcune eccezioni, all'inizio dell'esistenza sembra si parta nel migliore dei modi. Soffermandoci ad osservare il contesto attorno a noi, ci rendiamo conto che poi qualcosa accade.

Riflettendo sulla natura delle relazioni, lo stesso neuropsichiatra americano pone in evidenza una nostra particolarità come esseri umani: siamo gli unici ad evocare nei nostri simili sicurezza o minaccia. Solo la nostra specie rappresenta il più grande pericolo per se stessa. Storicamente, il più temibile predatore del genere umano è l'uomo stesso.

Questo ci caratterizza in modo unico e rende la nostra esistenza molto complicata. Per necessità, nel corso della nostra evoluzione abbiamo imparato a categorizzare i nostri simili come possibili amici o nemici. Quando incontriamo un altro essere umano ci poniamo in uno stato di preallarme e iniziamo a chiederci, cercando di leggere tutti i segnali che cogliamo, se possiamo fidarci oppure no. Il mondo è complicato e spesso realmente pericoloso come documentano molti episodi recenti. Alcuni aspetti, fortunatamente, rimangono semplici. È inoppugnabile, infatti, che traiamo beneficio e sostegno dal contatto con altri esseri umani.

Nei primi anni di vita, dalle premure e l'accudimento che riceviamo, apprendiamo a gestire lo stress. Dal contatto fisico con un genitore o anche nell'incrociare il suo sguardo attento il bambino può sentirsi sollevato istantaneamente da ansia e paura. Dalle nostre positive relazioni precoci apprendiamo un semplice meccanismo: essere in contatto con le altre persone può far star bene ed è piacevole. Queste prime interazioni diventano anche il modello a cui far riferimento su come rapportarci con gli altri e cosa aspettarci da loro: aiuto, sostegno, affetto o, in circostanze diverse e purtroppo, altro.

Il nostro organismo è predisposto a collegare sollievo psicofisico e contatto sociale. Il sostegno sociale ha lo stesso impatto sulla nostra salute dello smettere di fumare afferma Maja Szalavitz. La presenza di familiari e amici di sostegno assicura all'individuo un'ampia varietà di benefici tra cui ridurre il rischio di mortalità del 50% rispetto alle persone isolate o con assenza di supporto sociale.

Alla nascita abbiamo tutto l'equipaggiamento per relazionarci in modo positivo con le altre persone e per trarre da questo salute e piacere. Come dice Perry, siamo nati per amare. E poi cosa succede? In alcuni casi forse non si è avuta la fortuna di beneficiare di modelli idonei oppure nel percorso ci si è distratti e alcune abitudini sono cambiate o, forse, il contesto in cui cresciamo ci spinge a cambiare. Parleremo di questo nel prossimo appuntamento con la rubrica Bambini nel mondo.

Cordiali saluti e, se avete tempo, non dimenticate di ascoltare la "Ballata per Adeline".

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