Pubblicazioni

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Journal of Eastern Psychiatry (en)

Mochi Claudio, Journal of Eastern Psychiatry, Vol. 1&2, February-August 2009, Trauma repetition: intervention in psychological safe places, p. 75.

Play Therapy Magazine di APT-USA (en & ita)
The National Psychologist (en)
Rivista di Play Therapy di APTI (ita)

Collana di racconti

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Perché pubblicare una serie di racconti?

La collana di racconti Le avventure di Ina esprime il desiderio dell'Associazione di creare una serie di strumenti versatili, completi ed altamente efficaci ad uso dei genitori ed dei professionisti dell'infanzia.

Alla fine di ogni storia, le flashcard offrono un percorso basato sui principi della Play Therapy che consente ai bambini di prendere parte ad un processo dinamico e costruttivo con il coinvolgimento di un adulto significativo. Le attività proposte sono infatti modellabili in base alle capacità dei bambini e agli obiettivi definiti da genitori e/o professionisti.

I libri così composti sono ideali per una semplice lettura come per lo svolgimento di attività individuali, familiari e di gruppo incluso il contesto scolastico, educativo e riabilitativo.

 

Ti informiamo che l'acquisto diretto dei libri tramite l'Associazione permette di devolvere l'intero ricavato a favore dei progetti di INA.

Se volessi approfondire l'argomento?
Volume I: La Casa magica, Ed. Manni 2016

Articoli online

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© INA Play Therapy. Tutti i diritti sono riservati. Gli articoli in questa sezione possono essere copiati interamente o in parte solo includendo il copyright e i singoli riferimenti come indicati in www.play-therapy.ch.

Play Therapy: il gioco come comunicazione

MOCHI C. | articolo pubblicato in originale il 7 Dicembre 2009 sulla rivista online Genitoricrescono.

Abbiamo conosciuto il Dott. Claudio Mochi al Momcamp di Roma ed il suo intervento ci ha colpito molto. Così, in questo mese dedicato al gioco, gli abbiamo chiesto di scrivere questo articolo per illustrarci cos’è la Play Therapy, della quale si occupa professionalmente con l’APTI Associazione per la Play Therapy Italia, per farci capire le potenzialità del gioco come linguaggio dei bambini e come chiave per stabilire una comunicazione con loro, anche nelle situazioni più problematiche.

 

INTRODUZIONE ALLA PLAY THERAPY

La Play Therapy è un ampio settore di intervento terapeutico ed educativo che si fonda sul gioco come mezzo per aiutare i propri clienti e gestire e/o risolvere i problemi e raggiungere i propri obiettivi.

Anche se non diffusa in maniera uniforme in tutto il mondo la Play Therapy è comunque una pratica conosciuta ed applicata in molti Paesi, in particolare in Nord America, Nord Europa, Corea del Sud e Giappone.

Il gioco, infatti, è da tempo utilizzato in ambito terapeutico. La prima persona ad utilizzare in maniera formale il gioco associandolo all'interazione verbale fu Hermine von Hug-Helmut, una studentessa di Freud. Hug-Helmut nel 1920 scrisse un articolo nel quale evidenziava come i bambini trovassero sollievo e aiuto non tanto nell'intuizione e apprendimento cosciente quanto nel gioco. Da quel momento in poi il ricorso al gioco nella pratica clinica con i bambini si è enormemente sviluppato. Attualmente esistono una varietà di approcci diversi tra cui la Play Therapy Psicoanalitica, Adleriana, Centrata sul Cliente, Cognitivo-Comportamentale, Ecosistemica, Filial (Genitore-bambino), Prescrittiva, etc. che utilizzano i principi terapeutici del gioco nella pratica clinica non solo con bambini anche al di sotto dei tre anni ma anche con adolescenti ed adulti.

Charles Schaefer, una delle figure di riferimento più importante nella Play Therapy, sostiene che la forza della Play Therapy risiede proprio in questa diversità e che questa sia un riflesso della moltitudine di meccanismi terapeutici di cambiamento inerenti al gioco.

LIVELLI DI PLAY THERAPY

L’aspetto comune a ciascun modello di Play Therapy è quello di utilizzare il gioco più che la parola come principale mezzo di comunicazione. Non tutte le attività ludiche che coinvolgono un adulto e un bambino possono considerarsi Play Therapy, anche se generano comunque effetti positivi.

Si parla di play around quando un adulto gioca semplicemente con uno o più bambini.

Nelle situazioni in cui il gioco è utilizzato come mezzo per favorire la realizzazione di un altro intervento si parla di play work. Un esempio di play work è l’adattamento del gioco a contesti come quelli medici nei quali si utilizzano delle attività ludiche per consentire al bambino di sottoporsi a procedure mediche con minor tensione e sofferenza. Un’attività classica è il gioco in cui il bambino assume il ruolo del dottore e sottopone personale ospedaliero, marionette e bambolotti ad una serie di visite ed interventi medici. Questo gioco non solo diverte e distende il bambino ma gli permette anche di sperimentare un’esperienza di controllo in una situazione in cui di solito non ne ha alcuno.

Diversamente dalle precedenti attività, la Play Therapy si realizza quando il gioco è utilizzato come processo terapeutico, nel senso che attraverso di esso si individuano prima difficoltà e obiettivi e poi si intraprende un processo attraverso il quale il cliente sarà aiutato a superare le proprie difficoltà e raggiungere uno sviluppo più pieno e positivo.

PERCHÉ UTILIZZARE LA PLAY THERAPY?

Il gioco è il linguaggio naturale dell’infanzia ed è anche il mezzo che consente lo sviluppo pieno delle abilità cognitive, motorie, emotive e sociali del bambino oltre ad essere la modalità intuitiva attraverso cui il bambino gestisce e si adatta ai cambiamenti.

Gli approcci basati sul gioco forniscono i seguenti benefici:

• Assicurano sicurezza e controllo.
• Permettono la libera esplorazione di se stessi.
• Promuovono padronanza e capacità nella risoluzione dei problemi.
• Sostengono una moltitudine di processi di sviluppo.
• Favoriscono il sollievo dallo stress.
• Contribuiscono allo sviluppo dei processi di autoregolazione.
• Consentono la costruzione di un attaccamento sicuro e delle relazioni.

Inoltre, rispetto ad un’ampia varietà di problematiche, la Play Therapy rappresenta una scelta ideale in quanto:

• Numerose ricerche ne sostengono l’efficacia sia in relazione ad un’ampia varietà di problemi che nell'acquisizione di comportamenti desiderati e specifiche abilità.
• Si basa su un ampio repertorio di approcci e attività che rendono gli interventi adattabili a contesti(scuola, asili, campi estivi, ospedali, studi privati, etc.) e situazioni diverse (in circostanze ordinarie o in situazioni di emergenza).
• Le attività espresse attraverso il gioco sono sempre appropriate e in sintonia rispetto al livello evolutivo dei clienti.
• Coinvolge e diverte consentendo inoltre di superare resistenze e difese.

CHE COSA SI FA PRATICAMENTE?

Le attività variano molto in base all'impostazione del Play Therapist e come sempre più spesso avviene in base alle esigenze del cliente.

Negli interventi che vengono ricondotti al settore denominato non direttivo, il Play Therapist seleziona con attenzione i giocattoli nella stanza dei giochi per aiutare i bambini ad esprimere una varietà di sentimenti e problemi. Sarà poi il bambino a scegliere quali giocattoli utilizzare ed anche il modo con cui intende giocarvi. Il Play Therapist segue empaticamente l’iniziativa del bambino unendosi a giochi di finzione e immaginazione quando invitato dal bambino e fornisce nei momenti opportuni i limiti per tutelarne l’integrità fisica e favorire l’esercizio e lo sviluppo dell’autocontrollo. L’intero lavoro del Play Therapist è rivolto a creare un’atmosfera sicura nel quale il bambino si senta libero di esprimere se stesso, provare cose nuove, apprendere regole e restrizioni sociali, affrontare ed elaborare i propri problemi.

Nell'ampio settore dei modelli direttivi è invece il Play Therapist a proporre, di volta in volta, le attività di gioco in base al piano terapeutico che ha formulato.

Un’altra forma di Play Therapy è quella Familiare. In questa tipologia di interventi è l’intera famiglia ad essere coinvolta in giochi e attività ludiche. Una forma particolare di intervento Familiare è la Filial Therapy. In questa modalità estremamente efficace, i genitori divengono gli agenti principali nel trattamento dei propri figli, in quanto vengono formati dal Play Therapist ad attuare delle sessioni di gioco non direttivo (centrate sul bambino) con i propri figli.

Ogni attività è comunque adattata al livello di sviluppo del bambino per cui con il crescere dell’età e l’ulteriore sviluppo del linguaggio e delle capacità cognitive si utilizzano modalità di Play Therapy adeguate, in cui il linguaggio assume progressivamente una proporzione maggiore rispetto al gioco.

STRUMENTI DEL MESTIERE

Anche gli strumenti del mestiere variano a seconda dell’approccio e del tipo di lavoro che si intende eseguire. Solitamente il Play Therapist adotta le seguenti considerazioni quando inserisce degli oggetti nella stanza dei giochi:

• L’articolo è sicuro per il bambino?
• Incoraggia l’espressione dei sentimenti dei bambini o dei temi?
• Permette l’utilizzo proiettivo o immaginativo da parte del bambino?

Tra gli articoli più comuni che si trovano nella stanza dei giochi troviamo:

Giochi relativi alla famiglia e all'accudimento (famiglia di bambole, marionette e pupazzi assortiti, casa delle bambole, etc.).
Giochi relativi all'aspetto aggressivo (pistole con freccette morbide dal chiaro aspetto di giocattolo, soldatini, animali spaventosi, etc.).
Giochi di costruzione.
Giochi espressivi (matite colorate, pennarelli con carta da disegno, argilla, play-doh o altre sostanze modellanti, vassoio per il gioco della sabbia, miniature e modellini).
Altri giochi multiuso (modellini, giochi da tavolo, etc.).

 

Scatti d'ira nei bambini e Play Therapy
Parlare della morte con i bambini: come e perché
Comportamento oppositivo e Play Therapy
Bambini aggressivi: genesi del comportamento aggressivo
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Schermo e sonno
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Pettiniamo le bambole
Utilizzare il rinforzo positivo per promuovere l'autostima negli altri
Le conseguenze dell'Amore
Fai il letto e cambierai il mondo
La Ballata per Adeline: nati per amare
Eventi traumatici: istruzioni per i genitori (I)
Eventi traumatici: giocarsi la sicurezza (II)

Interventi radio ed interviste

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Quotidiano ZeitOnline | Intervista: Play Therapy nella Striscia di Gaza 11.03.2010

Claudio Mochi, Esperto internazionale di interventi d'Emergenza e Play Therapy, intervistato da ZeitOnline parla della sua esperienza nella Striscia di Gaza. Proponiamo di seguito alcuni estratti dell'intervista. Trovate l'articolo integrale in tedesco a questo link.

 

Quando i bambini lasciano morire i loro genitori

«Dopo il terremoto, la guerra o uno spostamento i bambini traumatizzati riescono a malapena a parlare in terapia. Vi proponiamo l'esperienza di uno psicologo italiano che riporta in vita i bambini attraverso la Play Therapy. 

Per oltre 10 anni Mochi ha giocato con bambini di tutto il mondo: Pakistan, Iran, Palestina, Afghanistan, Libano... portando con sé il necessario: materiale artistico, macchinine, bambole, mattoncini del Lego.

"Spesso i bambini finiscono il racconto delle loro storie molto bruscamente, in questo modo controllano la tragedia che sopraffà le loro bambole", spiega Mochi. Questo è il cuore della Play Therapy che lo psicologo romano applica con i bambini traumatizzati. Se i bambini ripetono la loro disgrazia possono iniziare ad autoguarirsi, sono in grado di decidere come andrà a finire la storia o quando ne usciranno. In questo modo riacquistano il controllo e riportano gioia nella loro vita.

I bambini in Libano reagiscono in modo diverso rispetto all'Abruzzo, dove recentemente si è verificato il terremoto? Mochi non paragona i bambini, né la sofferenza e la disponibilità della gente nei confronti degli psicologi. Ma una cosa è certa: in tutto il mondo il gioco è il linguaggio più naturale dei bambini.

La Play Therapy differisce chiaramente dalle solite terapie in uso dopo le catastrofi naturali ed include sempre momenti di condivisione di gruppo con gli adulti sopravvissuti. Gli psicologi si rivolgono a molte persone contemporaneamente cercando di incoraggiarle a ripristinare il tessuto sociale e a creare prospettive di ricostruzione che un giorno possano continuare senza l'aiuto di organizzazioni esterne.

Ma le terapie verbali e le cosiddette terapie "basate sulla comunità" raggiungono rapidamente i loro limiti con i bambini traumatizzati. Mochi spiega che l'interazione verbale non è in grado di stimolare le aree cerebrali del sistema limbico che devono essere attivate per superare il trauma. Le conversazioni possono essere certamente funzionali con l'adulto ma meno per il trattamento dei pazienti pediatrici. Stress e trauma sono trattati da altre parti del cervello.

Per tali ragioni Mochi utilizza la Play Therapy: "Imparo a conoscere il bambino, lo ascolto, accetto qualsiasi ruolo mi attribuisca nel gioco, se il bambino non è ancora pronto, gli propongo delle attività. Solo una volta rotto il ghiaccio, possiamo andare oltre ed iniziare il processo di elaborazione degli eventi". Di solito i bambini testano i limiti e misurano i loro punti di forza con gli psicologi. Questo permette a loro di iniziare ad acquisire nuovamente la forza. Nel gioco i villaggi distrutti vengono ricostruiti o riforniti di cose utili.

Nel gioco i bambini sono spontanei, si sentono sicuri di sé, hanno il controllo su ciò che sta accadendo, hanno la sensazione di riprendere in mano la loro vita. Il gioco può essere divertente e permette di mantenere una distanza di sicurezza da ciò che viene espresso. Sempre più terapeuti tradizionali iniziano a incorporare elementi di Play Therapy nel loro trattamento: per esempio utilizzano dei giocattoli quando si rivolgono ai bambini. La grande differenza sta nella gestione del trauma; giocando la tragedia può essere superata.

"Ho notato la naturalezza con cui i bambini raccontano attraverso il gioco di case distrutte e dei loro genitori uccisi", dice Mochi. Più piccoli sono i bambini, più spazio è lasciato all'immaginazione e alla prospettiva di poter costruire un futuro migliore. È molto più difficile per gli adolescenti superare il loro trauma.

È utile che i genitori aiutino i professionisti a capire i loro figli, ad interpretare la loro lingua e le loro espressioni mentre giocano spesso di guerra, morte e supereroi. Gli psicologi e i genitori elaborano una prospettiva per la famiglia. "Sfortunatamente molti dei miei colleghi usano la terapia come se fosse una medicina a cucchiaio", dice Mochi. Il nocciolo della questione è instaurare una relazione di fiducia a lungo termine, ecco perché egli cerca sempre di coinvolgere nel processo la gente del posto.

A seguito del devastante terremoto, Mochi è ora in partenza per Haiti: "stimo che il 5-10% dei bambini sia gravemente traumatizzato ed è quindi necessario un aiuto specialistico".»

 

Quotidiano Il Secolo XIX | Intervista: "Gioco dunque sono" 09.11.2012
Radio Bullets | Rubrica: Bambini nel mondo 2014-2015
RSI Rete Uno | Trasmissione: La Consulenza 29.03.2016
RSI Rete Uno | Trasmissione: La Consulenza 09.11.2016
Radio Fe y Alegría | Intervista a Caracas-Venezuela 29.04.2017
Deakin University | Intervista a Sydney-Australia 08/2017
Newsletter ATFA | I poteri del gioco e dei genitori 09/2017
Rivista Azione | Intervista: Giocare fa bene 06.11.2017
Quotidiano 20 minuti | Intervista: Chi si diverte impara 20.03.2018
Radio Ticino | Trasmissione: La Soffitta 18.02.2019
Ohga Magazine online | Intervista: Il gioco come percorso per una crescita migliore 25.06.2019

NEWS 2019!!

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In occasione del 10° anniversario dei nostri colleghi di APTI Associazione per la Play Therapy Italia siamo lieti di annunciare la disponibilità da questa estate (2019) della 1a Rivista di Play Therapy in lingua italiana, periodico online che presenta contenuti innovativi e verificati che permettono ai professionisti del settore e agli interessati di restare aggiornati ed ampliare le proprie conoscenze sull'affascinante mondo della Play Therapy, del Gioco Terapeutico e della loro applicazione effettiva.

La rivista potrà essere ordinata tramite Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure allo shop online. Sarà gratuita per i Soci di APTI.

L'Associazione Play Therapy Italia APTI in breve

L’APTI è un ente non profit che si occupa in particolare di psicologia infantile e trae origine dall'esperienza e dal sostegno dell’Association for Play Therapy degli Stati Uniti APT che ne rappresenta il modello unico di riferimento. APTI adotta infatti gli standard qualitativi dell’APT e ne condivide finalità e criteri di iscrizione.

L’APTI conferisce le credenziali di Play Therapist (RPT) e Supervisore Play Therapist (RPT-S) ai professionisti della salute mentale per aiutare i consumatori ad identificare quei professionisti con formazione professionale specializzata ed esperienza in Play Therapy. APTI garantisce la qualità e certifica i percorsi formativi di INA Play Therapy.


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© 2019 INA Play Therapy. Tutti i diritti sono riservati. Ultimo aggiornamento 01/04/2019.