Nel dubbio, scegliamo il divertimento (Coronavirus)

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Un articolo di Claudio Mochi pubblicato in originale il 21 Aprile 2020 su Radio Bullets.

È un periodo molto intenso quello che stiamo affrontando, di grande tensione e preoccupazione e per molte famiglie colpite dal Coronavirus, di vera tragedia. L’aspetto che rende tutto più complicato è l’incertezza sul futuro prossimo e la privazione di molte possibilità con le quali prima potevamo gestire le nostre difficoltà. Su tutto, la limitazione della prossimità fisica che rappresenta la più grande fonte di conforto.

Claudio Mochi è uno psicologo clinico esperto internazionale di interventi di emergenza e Play Therapy. Co-Fondatore e Presidente di INA Play Therapy https://www.play-therapy.ch/it/. Ha fondato nel 2009 l’Associazione Play Therapy Italia APTI https://www.associazioneplaytherapy.it/it/.

 

Esposti a troppe informazioni

Dal mio punto di vista un altro elemento caratteristico è la quantità di informazioni spesso ripetitiva e a volte ambigua, che genera ancora più ansia e confusione. Per questo tutti gli esperti di salute mentale del globo concordano nel consigliare la riduzione dell’esposizione ai media. La proliferazione di informazioni, suggerimenti, indicazioni, citazioni nell’ambito della salute mentale incide fortemente sulla situazione attuale. Per lavoro e per passione studio e mi aggiorno regolarmente sull’argomento ma questa valanga di decaloghi ed elementi da tener presente su cosa fare, provare ed evitare personalmente mi crea una tensione ulteriore.

Ho lavorato per molti anni in situazioni di crisi e ho iniziato circa 20 anni fa a condurre corsi sulla gestione dello stress per gli operatori del settore. Per questa ragione da settimane rifletto sull’argomento e su queste circostanze così particolari.

Stress, qualcosa di personale

Mi viene in mente per prima cosa che la gestione dello stress è una questione puramente individuale. Ci sono meccanismi che condividiamo con tutti gli esseri umani e ci sono aspetti assolutamente unici da considerare. Non esiste una ricetta unica e buona per tutti. Ad esempio, un eccessivo stato di rilassamento per alcuni è percepito in realtà come spiacevole e allarmante. La situazione ideale sarebbe conoscere e sperimentare più modalità e capire cosa funziona meglio per noi. Per fare questo dovremmo ricavarci lo spazio, il tempo e la tranquillità per riflettere sulle varie esperienze avute.

Un’altra cosa, quando ci troviamo nell’acqua profonda e ci teniamo a malapena a galla non è il momento migliore per provare ad imparare i vari stili di nuoto. In una situazione di difficoltà pressante è di grande sostegno puntare su ciò che già funziona. Sarebbe ideale iniziare ad individuare i fattori che sono in grado di rassicurarci, di farci sentire calmi e forti; comprendere cosa ci aiuta ad alleviare la tensione e cosa ci fa sentire meglio. Questo lavoro non è per nulla facile ma è essenziale.

Ho impiegato anni a capire che della spiaggia mi piacciono solo il bagno e il panino di rito. E così ora faccio il bagno, un altro bagno, mangio un panino e via. Nel tempo libero che dedico al mio piacere e allo stare bene cerco di prendere solo il meglio. Mi viene in mente il personaggio di Fantozzi che aveva ben chiaro come doveva essere il suo “pacchetto benessere” quando seguiva le partite.

Non esiste un luogo di pace

Diversi studiosi hanno approfondito la conoscenza dei nostri meccanismi neurali di gestione e di risposta allo stress e ai pericoli. Autori diversi concordano che non esiste un “luogo di pace e serenità” che possiamo conquistare una volta per tutte. Si tratta di un momento che raggiungiamo e che possiamo cercare di far durare il più possibile o tentare di riconquistare quando è perso.

È inevitabile sentirsi preoccupati, irritati o furibondi. Il grande problema è rimanere in questo stato. Non esiste il fiume placido e tranquillo che possiamo percorrere senza essere attenti alle correnti, alle rocce o alle rapide. Non esiste il corso d’acqua o di vita che possiamo percorrere con il pilota automatico. Esistono invece le abilità che ci permettono di anticipare un problema o recuperare la parte del fiume meno agitata e di goderci il percorso. Possiamo quindi raffinare l’abilità di scorgere nell’orizzonte più prossimo cosa può darci noia o capire cosa ci ha precipitati nella parte più tumultuosa del fiume.

Follia è ripetere in continuazione le stesse cose e aspettarsi risultati diversi

Einstein sosteneva che “la follia è ripetere in continuazione le stesse cose ed aspettarsi risultati diversi”. Tra le altre cose Einstein era un formidabile ricercatore. Come tutti i ricercatori sanno bene, è difficile arrivare per caso alle soluzioni desiderate. È certamente importante cambiare la nostra azione per avere risultati diversi. È altresì di rilievo considerare di abbandonare una pratica solo dopo aver fatto un numero adeguato di tentativi e aggiustamenti. Qualsiasi cambiamento implica una modifica dei percorsi neurali sottostanti e questi richiedono costanza e schematicità. Non sarei credibile nel dire: “dottoressa quella dieta che mi ha indicato non funziona, l’ho provata ieri e non è successo nulla”.

Trovare il modo di star bene richiede una parte di ricerca e studio individuale che può essere affrontata anche in modo semplice e graduale partendo da un quesito alla volta, concentrandoci su come lo abbiamo affrontato e quali conclusioni abbiamo raggiunto. Dicevamo è un lavoro in gran parte individuale, ma ci sono anche aspetti comuni. Vediamone brevemente alcuni.

Il fattore rassicurante

Il più potente fattore di rassicurazione per una persona è un’altra persona. Gli altri individui hanno la capacità di rasserenarci o farci inquietare a seconda di come loro stessi si sentono. Chi riesce a darci forza o serenità?

Ci aiuta e ci fa stare bene non sovraccaricarci. Allo stesso tempo, il nostro cervello trae un grande giovamento dalla sensazione di aver completato un compito. A questo riguardo può essere utile il podcast “Fai il letto e cambierai il mondo: come la routine può servire a renderci intenzionali negli obiettivi” .

Concentrarsi sui propri sforzi

Ed infine, una delle caratteristiche delle persone resilienti è di concentrare i propri sforzi nel controllare quello che si è in grado di controllare. Le persone meno resilienti in realtà fanno l’esatto contrario focalizzando energie e attenzione su quello che è oltre la loro portata e impossibile da controllare. Nella vostra giornata e nell’ambiente fisico che vi circonda cosa siete in grado di controllare e gestire in modo da sentirvi meglio?

Per concludere, in questo periodo siamo soggetti a molti stimoli e in molti casi la mancanza di lavoro ha aperto alcuni nuovi spazi. Come molti anche il sottoscritto figura nella schiera di chi ha pensato: “È il momento per fare lavori messi da parte, aumentare l’allenamento fisico, leggere, raddoppiare la pratica di respirazione o di pittura, correggere la dieta, imparare questo o quello”. Si può arrivare ad una lista così lunga da farci passare la voglia di alzarci al mattino o di farci sentire già stanchi senza aver nemmeno mosso un dito.

Nel dubbio, scegliamo il divertimento al dovere. Il piacere e il divertimento ci alleggeriscono e al contempo ci aprono alle possibilità e alla capacità di apprendere cose nuove. Scegliendo di rimettere da parte i programmi che ci autoimponiamo potremmo rilassarci e, paradossalmente, provare il piacere di approcciare con entusiasmo a qualcosa di inesplorato o di accantonato troppo a lungo.

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L'International Academy for Play Therapy studies and PsychoSocial Projects (INA) è un'Associazione non profit riconosciuta di pubblica utilità con sede a Lugano, Svizzera. INA è un ente approvato per la formazione continua in Play Therapy dall'Association for Play Therapy APT degli Stati Uniti (#20-602) e dall'Associazione Play Therapy Italia APTI (#15-001). Opera a livello nazionale ed internazionale a favore di individui, famiglie e comunità con particolare attenzione ai bisogni e al benessere dei bambini. Con oltre 20 anni di esperienza in ambito clinico, interventi d'emergenza e progetti psicosociali, il team di INA è specializzato in psicologia dello sviluppo, Play Therapy e trauma.

 

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